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Nuove metodiche per diagnosi e terapia nelle malattie toraciche. I progressi nel campo della patologia pleurica.

“Al congresso AIPO abbiamo le più importanti novità nel campo della pneumologia interventistica” – sottolinea la dr.ssa Lina Zuccatosta, Direttore unità operativa complessa di pneumologia, Azienda Ospedali Riuniti – Ancona – “illustrando quindi le nuove metodiche per la diagnosi e per la terapia delle malattie toraciche. La broncoscopia negli ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie, sia per quanto riguarda sistemi di guida, che di prelievo e degli strumenti, ha sviluppato enormi potenzialità, ed oggi non facciamo solamente più diagnosi di determinate patologie, ma abbiamo la possibilità anche nella medesima seduta di ragionare su un trattamento.

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Le novità circa il tumore prostatico: Enzalutamide e Apalutamide

Le grandi novità nell’ambito del tumore prostatico riguardano alcuni aspetti e miglioramenti circa la già nota pratica corrente. “Sono stati presentati quest’ anno i risultati di due studi di fase 3” – precisa il dr. Ugo De Giorgi - Istituto Oncologico Romagna - “che introducono, tra le possibili opzioni della malattia metastatica all’esordio, Enzalutamide e Apalutamide, disponibili in Italia entro un paio d’anni.

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Il ruolo della chirurgia per la partecipazione attiva negli impianti di plug. Le nuove metodiche.

Nel recente convegno scientifico “Focus on Paravalvular Leak (PVL)”  si è parlato di una nuova procedura per approfondire una complicanza della chirurgia valvolare cardiaca, ovvero quella degli impianti conseguiti con semplici 'tappi' nei fori paravalvolari. “Non si tratta di una soluzione completa”, precisa il prof. Francesco Alamanni - Direttore della chirurgia, Centro Cardiologico Ospedale Monzino - “poiché la chirurgia ha ancora un suo ruolo. La deiscenza paravalvolare che può crearsi intorno alle protesi può avere varie forme e origini: fori grandi e frastagliati e difficili da chiudere con semplici 'plug'.

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I leak e i problemi di scompenso o emolisi. Fondamentale la diagnostica.

“La presenza di leak, ovvero di quei piccoli fori a livello delle protesi valvolari, è un qualcosa di frequente” - spiega nel corso di un convegno il dott. Mauro Pepi –Direttore del dipartimento Imaging Cardiovascolare del IRCCS Centro Cardiologico Monzino. “Solo una minima parte di pazienti fortunatamente ha successive complicazioni di natura clinica, come lo scompenso o l’emolisi. In questo caso diventa fondamentale la diagnostica dei piccoli o grandi leak, quanto della funzionalità delle protesi. Il campo è veramente complesso, ma l’ecografia ha fatto passi da gigante; la tac è sempre più diffusa e tali tecniche, ormai fondamentali, permettono una diagnosi precisa. Oggi vengono quindi scelti i pazienti idonei, i candidati a dover chiudere il difetto con cateteri e per via per cutanea”.

Dott. Mauro Pepi – Coordinatore Area Imaging Centro Cardiologico Monzino 

Il leak paravalvolare dopo un impianto di valvole chirurgiche, in posizione aortica mitralica e polmonare. Il rigurgito paraprotesico.

Un argomento spesso trascurato ma molto importante è il leak paravalvolare, dopo un impianto di valvole chirurgiche, in posizione aortica mitralica e polmonare, tema che approfondiamo oggi con il Dr. Eustaquio Maria Onorato Cardiochirurgo e Direttore del Convegno Multicenter international PLD Registry – Ospedale Monzino di Milano. “Il rischio di mortalità operatoria in questa circostanza è decisamente alto”- sottolinea- “per cui insieme allo staff clinico, che comprende cardiochirurgo, anestesista, ecocardiografisti e interventisti, abbiamo cercato di trovare soluzioni meno invasive, come la chirurgia iterativa per questi pazienti, molto malati e fragili.

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